“Irène”, di Pierre Lemaitre

28 aprile 2017

#TITOLIDIVIAGGIO Titoli di viaggio. Di libri e di treni.

“C’è stato un omicidio a Courbevoie…” Messaggio laconico per un crimine a dir poco spaventoso. Quando il commissario Camille Verhoeven, felicemente sposato con Irène e in attesa del primo figlio, giunge sul luogo del delitto un elegante loft – trova due, non uno, cadaveri di donne decapitate e fatte a pezzi e di fronte a una scena così estrema capisce subito, come in un presentimento, che in casi come questi le spiegazioni razionali non servono a nulla.

Troppa, decisamente troppa cattiveria. In Irène la malvagità la fa da padrone. L’intreccio è avvincente, il ritmo sostenuto. Su questo niente fa dire. È una delle cose migliori del libro, bella quasi quanto le continue citazioni ai gialli che hanno fatto la storia della letteratura, ma che soprattutto avevo già letto.
Pierre Lemaitre mi ha fatto l’occhiolino e io ho risposto a tono.

A parte questo, il romanzo scorre bene, Parigi è meravigliosa (come sempre) e i personaggi sono degni di nota. Ma davvero, troppa cattivera, troppo dolore, tropo dettagliato, a limite del sadico. Dall’inzio alla fine mi risuonava un pensiero, questo: povero Camille Verhoeven.
Purtroppo è la cosa che mi rimane di più di questo romanzo, ed è una cosa che non mi piace.

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