“Il corriere colombiano” di Massimo Carlotto

13 aprile 2016

#TITOLIDIVIAGGIO Titoli di viaggio. Di libri e di treni.

CORRIERE COLOMBIANO

“Il corriere colombiano si sentì fottuto quando incontrò lo sguardo del poliziotto. Conosceva il genere d’occhiata. L’aveva vista mille volte nelle strade di Bogotà.
Era quella che gli sbirri riservavano ad un sospettato prima di fermarlo.
Si guardò attorno. Gli altri passeggeri del volo Air France Parigi-Venezia attendevano i bagagli chiacchierando, scherzando e ridendo. Come veri turisti. In mezzo a più di centocinquanta persone lo sbirro aveva deciso che lui era l’unico a non averne l’aria. Intuito da vero professionista.”

Fiumi di droga e l’unico quasi-innocente in carcere.
L’obiettivo è quello di farlo uscire.
Roba per l’Alligatore dunque. Per lui, e per i suoi due malavitosi soci.

Il corriere colombiano” mi ha fatto notare che ormai mi son abituata a Carlotto.
Il problema è che non mi stupisce più. E questo non è bene.
C’è però una cosa bella. E’ l’atmosfera di questi racconti.
Il buio, le sbronze costanti. Le notti insonni, gli occhi appiccicosi al risveglio.
La concretezza di Rossini, i tormenti dell’Alligatore.
L’atmosfera cupa anche quando c’è luce.
La rabbia, la sfiducia e la malinconia costante, come uno straziante lamento.

“Il corriere colombiano” il venticinquesimo titolo dei miei #Almeno60titoli

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